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Il mercato dei beni da collezione nel 2023: un'analisi di Deloitte Private
29/05/2024

Il mercato dei beni da collezione nel 2023: un'analisi di Deloitte Private


di Elisabetta Roncati



Immancabile da 11 anni a questa parte l’approfondimento del settore diffuso dall’azienda di consulenza e revisione

Quali risultati, in termini numerici, ha ottenuto il mercato dell’arte nell’anno passato e quali previsioni si possono trarre per i mesi a venire?

A dare una risposta a tali quesiti ci ha pensato lo studio Deloitte “Il mercato dell’arte e dei beni da collezione. Report 2024”: 133 pagine in cui viene analizzato in maniera oggettiva l’andamento 2023 a livello nazionale e globale.
Un anno di assestamento se comparato al 2022 in cui avevano trionfato le aste dedicate ad importanti collezioni private totalizzando oltre 2,6 miliardi di dollari. Escludendo tali risultati il 2023 si è presentato in calo solo del 3%. Tutto sommato un dato confortante se pensiamo alle conclusioni catastrofiste che alcuni esperti di settore avevano tratto non troppi mesi or sono. Inoltre, nonostante l’arte non possa essere un bene rifugio in quanto priva di un sistema scientifico che ratifichi domanda ed offerta, al collezionismo di opere bisogna aggiungere quello dei “passion asset”: orologi, vini, arredo di design e finanche auto classiche. Specie in questo versante sempre più collezionisti anagraficamente giovani fanno sentire la loro voce, ma, a quanto pare, con un nuovo spirito. Il collezionismo perde il ruolo esclusivo di status symbol per guadagnare risonanza in termini di investimento. In tale assetto la digitalizzazione accompagna la crescita e soprattutto la sistematizzazione delle raccolte, non essendo centrale il compito di canale privilegiato di acquisto come lo era in epoca pandemica. Anche le case d’asta sembrano man mano ampliare le proprie sfere d’interesse ad esempio aprendo dipartimenti per servizi fiduciari (Phillips), avviando fondi di investimento (Christie’s) o inaugurando piattaforme di vendita per gallerie e artisti (Sotheby’s).
Altro aspetto interessante da segnalare, sempre in merito ai collezionisti, è l’aumento dei musei privati e degli acquisti effettuati a scopi filantropici.







Venendo, invece, alle aree geografiche più interessanti per il mercato primeggiano indubbiamente la Corea del Sud, con Seoul ai vertici, e l’India, seppur l’arte sia un interesse condiviso ancora da una minima parte della sua popolazione totale. Cina e Regno Unito perdono rispettivamente posizioni: la prima per le nuove norme sull’esportazione, la seconda sempre per gli effetti derivanti dalla Brexit. A tal proposito è la vicina Parigi a guadagnarci, a discapito di Londra: le aspettative sono per un ulteriore incremento delle operazioni grazie all’IVA ridotta al 5,5% che entrerà in vigore in Francia ad inizio 2025. New York mantiene stabile il suo ruolo di capofila del settore.
Una situazione ben diversa da quella italiana, dove servirebbero nuove politiche culturali per risollevare il mercato in calo nel 2023 nonostante il successo in fiere ed aste globali di molti creativi e creative del Bel Paese.
Nel complesso la situazione geopolitica mondiale, con i drammatici conflitti che coinvolgono il Medio Oriente e l’Ucraina, desta preoccupazioni e frena i propositi di spesa di molti collezionisti, assieme all’attesa per i risultati delle elezioni in otto grandi Paesi.
Sarà curioso vedere nella primavera del 2025 come il mercato dell’arte avrà affrontato questi spettri.




Genovese di nascita, milanese d’adozione, Elisabetta Roncati ha deciso di unire formazione universitaria economica/manageriale e passione per la cultura con un unico obbiettivo: avvicinare le persone all’arte in maniera chiara, facilmente comprensibile e professionale. Interessata ad ogni forma di espressione artistica e culturale, contemporanea e non, ha tre grandi passioni: l’arte tessile, l’arte africana e l’arte islamica.
Consulente in ambito arte, crede fermamente che la cultura abbia il potere di travalicare i confini delle singole nazioni, creando una comunità globale di appassionati e professionisti.
Nel 2018 ha fondato il marchio registrato Art Nomade Milan, con cui si occupa di divulgazione digitale sui principali social media.
Perché, “L’arte è un incidente dal quale non si esce mai illesi” (Leo Longanesi).

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